Strigolniki (fine XIV – inizio XV secolo)

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Una veche (assemblea pubblica) in Pskov, dove nata la setta degli strigolniki

Dipinto di Viktor Vasnetsov (1848-1926)

La diffusione del bogomilismo in Russia

Le dottrine dualiste, portate dai missionari pauliciani armeni stanziati su ordine dell'imperatore bizantino Costantino V Copronimo (718-775), dal 754, nella zona cuscinetto della Tracia, tra l'impero bizantino ed il territorio dei bulgari, generarono la più importante eresia della fine del I millennio, il bogomilismo. Questa eresia nacque verso il 930 in Bulgaria e si diffuse nei quattro secoli successivi, con alterne fortune (fu spesso violentemente represso dai governanti locali), nello stesso impero bulgaro; in quello bizantino; nella penisola balcanica, vale a dire in Macedonia, Bosnia [dove diventò nel 1199 religione di stato sotto il ban Kulin (1180-1214)], Dalmazia, Serbia; nell’Europa orientale (Ungheria, Romania e Principato di Kiev); oltre ad influenzare la nascita del catarismo nella Francia meridionale e nell’Italia settentrionale. Infine, sotto l’incalzare dell’invasione turca, il bogomilismo nella penisola balcanica si estinse definitivamente nel XV secolo.

Venendo alla Russia, nel X secolo il bogomilismo si era diffuso nel Principato di Kiev (il più antico stato russo), sfruttando lo scarso radicamento del cristianesimo ortodosso, ufficialmente introdotto solamente nel 959 da parte di Olga di Kiev (reggente del principato: 945-962), dopo un suo viaggio a Costantinopoli nel 957. Va detto che il figlio di Olga, Sviatoslav I (945-972), non si convertì alla nuova religione, ma mantenne la fedeltà alle tradizioni pagane, e il successore di quest’ultimo, Vladimir I (978-1015), si convertì al cristianesimo ortodosso solamente nel 988.

Il bogomilismo riuscì ad avere un suo momento di gloria durante il XI secolo, contrapponendosi al monoteismo cristiano e ai privilegi del clero ortodosso, malvisti dalla popolazione, in larga parte ancora pagana, ma fu aspramente combattuto dai religiosi russi, che analizzarono approfonditamente il Trattato contro i bogomili, scritto dal prete bizantino Cosma tra il 969 ed il 972, per trarvi spunti sulla lotta contro quest’eresia.

I Strigolniki

Tre secoli dopo, comparve nella zona di Novgorod e Pskov (nel nord-ovest dell’odierna Russia) una nuova setta, le cui caratteristiche ricordavano molto da vicino quelle del bogomilismo. I suoi seguaci venivano denominati strigolniki, un nome dall’etimologia incerta, forse derivata dal mestiere di barbiere di molti seguaci o da una cerimonia d’iniziazione che prevedeva il taglio, o tonsura, dei capelli (in russo moderno: strìsgka). La setta fu fondata in Pskov - durante il regno di Ivan I Danilovic di Russia, detto Kalita (1325-1340) - da due diaconi, Karp e Nikita, come reazione contro la corruzione, gli eccessi, l’ignoranza, la simonia del clero ortodosso del tempo: una vera e propria Pataria trasportata in Russia!

I s. furono soprattutto artigiani (molti tessili, ma anche i citati barbieri) e modesti preti: ottimi conoscitori delle Sacre Scritture, si contraddistinguevano per un elevato senso morale e, come precedentemente i bogomili, criticavano violentemente la chiesa ufficiale, rifiutandone la gerarchia ecclesiastica e contestando la consolidata abitudine di continue richieste di denaro, in cambio dell’erogazione dei Sacramenti. Essi aspiravano ad un contatto diretto tra Dio ed il credente, con una riduzione al minimo dei culti religiosi, dei dogmi, dei simboli della chiesa ufficiale, e della sua complessa escatologia.

Dopo il trasferimento di Karp e Nikita da Pskov a Novgorod, la loro propaganda continuò relativamente indisturbata durante il periodo in cui era arcivescovo della città Vasilii Kalika (1330-1352), ma le cose cambiarono con i successori Moisei (1352-1359) e Aleksei (1359-1388): questi ultimi due condannarono il movimento e nel 1375 un gruppo di cittadini inferociti annegarono i due diaconi e tre loro seguaci, gettandoli da un ponte nel fiume Volkhov.

La setta sopravvisse comunque alla tragica fine dei suoi fondatori, diffondendosi anche a Tver con l’appoggio dei vescovi locali. L’arcivescovo di Novgorod, Aleksei, non avendo l’autorità ufficiale di condannarla come eresia, scrisse al patriarca di Costantinopoli, Nilos perché si pronunciasse sulla dottrina della setta. Nel 1382 Nilos condannò per iscritto i s. come eretici e ordinò loro di rientrare nel seno della chiesa ortodossa, con scarsi risultati. Ebbe allora maggior successo l’azione di Santo Stefano, vescovo di Perm (1383-1396), che visitò Novgorod nel 1386 e condannò l’eresia, facendo esiliare gli adepti dalla città, pratica fino ad allora poco diffusa.

La setta si estinse, secondo la Chiesa Ortodossa, nel 1427, ma altri ritengono che i seguaci superstiti siano confluiti nella setta di Skhariya il Giudeo, che apparve poco dopo nella stessa zona.