Sigieri da Brabante (ca. 1235-1282) e averroisti latini

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Dante e Beatrice in Paradiso (Sigieri da Brabante in alto a destra con il mantello rosso)

(Manoscritto del XV secolo)

La vita

Sigieri da Brabante, filosofo fiammingo, nacque appunto nella regione del Brabante nel 1235 ca. Diventò "Maestro d'arti" e insegnò all'Università di Parigi dal 1266 al 1277, fondando la scuola averroista latina, sostenitrice della filosofia aristotelica nella forma più aderente alla versione originale e senza implicazioni teologiche. In tal senso S. fu il grande avversario degli Scolastici, con a capo San Tommaso d'Aquino (1225-1274), che contro di lui scrisse il suo De Unitate Intellectus contra Averoistas.

A riguardo, dal 1272 al 1275, S. contestò il rettore dell'Università, Alberico di Reims, mettendosi a capo della corrente dei dissidenti, ma fu condannato una prima volta nel 1270, quando il vescovo di Parigi, Etienne Tempier, lo accusò di 13 proposizioni eretiche, ricavate dai suoi scritti, ed una seconda volta nel 1277, data dalla quale gli fu impedito di insegnare.

S. fu inoltre convocato dall'Inquisitore di Francia Simon du Val con l'accusa d'eresia, ma non si presentò, essendo già fuggito, nel frattempo, dalla Francia in Italia, avendo l'intenzione di appellarsi a Papa Martino IV (1281-1285), che risiedeva allora ad Orvieto. Tuttavia, mentre egli attendeva in quella città la sentenza papale, S. fu pugnalato a morte, nel 1282 ca., da un chierico, che gli faceva abitualmente da segretario e che, pare, fosse improvvisamente impazzito.

La dottrina e le opere

S. fondò quindi la scuola averroista latina e scrisse nel 1269 le Questiones in tertium de anima, nelle quali sosteneva il monopsichismo, la tesi, cioè, di un'unica Anima superindividuale (formato da intelletto agente e possibile), della quale le anime umane erano semplici manifestazioni.

L'intelletto agente era la facoltà dell'anima di passare dalla conoscenza potenziale (o intelletto possibile) a quella attiva: solo Dio possedeva ambedue gli intelletti, mentre gli uomini non avevano alcun intelletto proprio, ma soltanto una maggiore fantasia, motore necessario per dare origine al processo conoscitivo.

S. fu accusato dai pensatori cristiani ortodossi in quanto negava così l'immortalità dell'anima individuale dotata di intelletto, perchè, secondo S., solo l'Anima superindividuale era immortale.

Inoltre S. propagandò concetti non coerenti con il Cristianesimo come il fatto che le implicazioni astrologiche controllavano il destino ciclico dell'uomo sulla terra e anche quello delle stesse religioni, compresa quella Cristiana.

Dopo gli attacchi di Etienne Tempier del 1270, S. mitigò il suo pensiero con i lavori Quaestiones de anima intellectiva e Quaestiones super librum de causis, in cui avanzò una sua variante della celebre teoria delle due verità: ciò che era valido in filosofia, non necessariamente doveva esserlo anche in religione e comunque la religione, cioè la verità rivelata, era in ogni caso superiore alla filosofia.

Curiosità

Dante collocò S. nel Paradiso nel Canto X al verso 136, facendone fare l'elogio proprio da quel San Tommaso d'Aquino, suo acerrimo avversario in vita:

Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,

è 'l lume d'uno spirto che 'n pensieri

gravi a morir li parve venir tardo:

essa è la luce eterna di Sigieri,

che, leggendo nel Vico de li Strami,

sillogizzò invidiosi veri.