Grignaschi, Francesco Antonio (1810-1883) e grignaschini

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La copertina del libro di Lorenzo Mondo Il Messia stanco, ispirato alle vicende di Don Grignaschi

Gli inizi e la prima profetessa, Maria Giovannone

Nato a Domodossola nel 1810, il sacerdote Francesco Antonio Grignaschi era diventato parroco in un piccolo paese all’inizio della Valle Anzasca, Cimamulera (oggigiorno in provincia di Verbania). Spirito inquieto, G. si era messo in cattiva luce presso le autorità ecclesiastiche, pubblicando un opuscoletto, nel quale aveva ipotizzato che la Madonna era stata creata prima della creazione del cielo.

In seguito (nel 1842) egli aveva creduto nelle doti soprannaturali di una contadina locale, Maria Giovannone, che era perseguitata da sogni e visioni, nelle quali Maria Vergine la visitava, le lasciava un anello in regalo o la portava a visitare città lontane. G. cercò di coinvolgere il vescovo di Novara, Giacomo Filippo Gentile (vescovo: 1843-1875), per informarlo dei miracoli e fenomeni soprannaturali che accadevano nel suo paese, ma non fu ascoltato.

Nel frattempo aumentavano le tensioni a Cimamulera tra i partigiani del curato e della sua “profetessa” e gli scettici, capeggiati dal sindaco Ferdinando Guglielmazzi, a tal punto che il vescovo di Novara dovette intervenire facendo rinchiudere Maria Giovannone in un convento di Galliate (dove morì poco dopo).

Domenica Lana

Questo, in ogni caso, non fermò il vulcanico curato, che aveva già identificato la sua nuova profetessa in una certa Domenica Lana, soprannominata la “Madonna Rossa”, pare per il colore dei capelli. Nel 1847, nonostante che una commissione di teologi avesse sostanzialmente assolto G., il vescovo Gentile lo sospese a divinis e gli intimò di recarsi sotto sorveglianza al convento di San Francesco ad Orta.

Qui, però, fu fatto evadere dai concittadini nell’agosto dello stesso anno, rientrando trionfalmente nel suo paese e celebrando una sorta di Ultima Cena con dodici persone “illuminate” (ai quali lavò i piedi), compresa la citata Domenica Lana, la quale, in occasione di un ennesimo arresto del G., organizzò una marcia religiosa non autorizzata fino a Premosello: il risultato fu un tafferuglio con i carabinieri e l’arresto di sette dei suoi accoliti, prevalentemente donne e denominati “grignaschini”.

Nel settembre 1848 si tenne un processo contro G. e i suoi seguaci, ma il tutto terminò con un nulla di fatto, perché i giudici ritennero la materia di competenze ecclesiastica.

G. nell’Astigiano

Ancora una volta, G. rientrò trionfalmente a Cimamulera, ma qualche mese dopo fu invitato da don Francesco Accattino, di Altavilla (in provincia di Asti) e da altri preti astigiani, per predicare nella zona.

In quel periodo però incominciò a farsi largo l’idea di G. di essere il nuovo Cristo, e quindi egli si mise a realizzare “miracoli”, come guarigioni e letture del pensiero, nella zona di Viarigi (sempre in provincia d’Asti), tra l’aprile ed il giugno 1849, finché entrarono pesantemente in campo le autorità civili e religiose: le prime lo fecero arrestare e imprigionare a Casale Monferrato con l’accusa di vilipendio della religione e di truffa, le seconde, nella figura del vescovo d’Asti, Filippo Artico (vescovo: 1840-1859), imbastirono a suo carico un processo per eresia.

Nel 1850 il libro di G. dal titolo Crux de cruce; Il messia e la riedificazione e purgazione della chiesa e la conversione degli ebrei fu posto all’Indice. Nel frattempo fu arrestata anche Domenica Lana, ormai perfetta identificazione per i suoi seguaci della Madonna, tuttavia la normalità poté essere riportata nella zona di Viarigi (si diceva che gli abitanti di questo paese erano stati “magnetizzati” dalle prediche del G., e questo soprannome è rimasto fino ai giorni nostri) solo con l’intervento delle forze armate. Alla fine del processo G. fu condannato ad una lunga pena detentiva: in attesa della sua scarcerazione, i settari di Cimamulera si affidarono a Domenica Lana, nel frattempo rimessa in libertà, ma il numero dei seguaci decrementò a sole 33 persone: in seguito, temendo l’ostilità dei suoi compaesani, Domenica si rifugiò dapprima a Domodossola, poi in Francia.

Gli ultimi anni

Tornando a G., quando il sacerdote ossolano languiva ormai da sette anni in carcere, egli si decise all’abiura, dopo una visita di Don Giovanni Bosco (1815-1888), con la speranza di abbreviare la pena detentiva: dopo la sua scarcerazione nel 1857, l’ex “messia” di Cimamulera si recò in Francia a Fareins (nel dipartimento dell’Ain), presso una comunità giansenista, e sempre in Francia, a Villefranche, in Provenza, morì nel 1883.

 

NB: Le informazioni di questa scheda sono tratte principalmente dal libro di Lorenzo Mondo sulla vicenda di G., dal titolo Il Messia è stanco (Garzanti Elefanti).